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La Leggenda di San Valentino – prima parte

Quella mattina di fine Gennaio del 1894 il cielo era finalmente tornato limpido. Un tiepido scirocco  aveva cancellato l’alito pesante della nebbia che da giorni soffocava senza tregua il borgo e il convento francescano, regalando una giornata di assoluta bellezza. Valente, incurante del forte riverbero del sole sul viso, si muoveva sicuro e silenzioso per ripulire il piccolo orto dal marciume di foglie e vecchie radici. Le sue spalle forti e definite si piegavano  avanti e indietro senza sforzo, sotto la morbidezza di quell’abito color moka che conteneva a fatica i suoi muscoli. Sin dal suo arrivo, quasi nessuno faceva caso all’avvenenza sfacciatamente impudente del  frate, essendo quello un luogo di preghiera e lavoro. Come sempre dovrebbe essere in un convento, tutti portavano avanti le proprie esistenze da bravi fratelli. Di primo acchito, la grazia imponente e scolpita del giovane, stonava con lo stile sommesso e minimale della confraternita, per certi versi  trasandata ma felicemente sposata al Signore e alla buona tavola. Ma era  l’aura di luce cristallina di Valente ad amplificare il suo fascino. Un alone brillante intorno alla sua persona, lo collocava perfettamente in quel luogo contemplativo come se fosse per diritto, la sua casa natale. E una tale luce non poteva certo passare inosservata.

 

Fra Luigi, Padre Spirituale della comunità francescana  e grande conoscitore dell’animo umano e delle sue sfumature a volte bizzarre, aveva cominciato da subito a scrutare Fra Valente con freddezza e diffidenza. Eppure l’anziano padre, 89 anni dichiarati, si poteva definire da sempre una personalità poliedrica dalle grandi capacità strategiche e comunicative. Stranamente, nonostante in quel luogo invidia, rabbia e gelosia dovessero essere sentimenti da demonizzare, qualcosa d’inspiegabile e velatamente ambiguo si era fatto spazio tra quelle mura.  Forse per questo o per altri motivi ignoti,  l’anziano frate iniziava la prima preghiera della giornata con queste parole:

 

«Cari fratelli, siamo tutti assai belli agli occhi dell’Altissimo e mentre riflettiamo su questo concetto importante, ringraziamo per questo cibo che ci hai donato. Amen».

 

Il sermone motivazionale del frate, che stravolgeva un po’ i vecchi canoni in uso, suonava come un  vero e proprio toccasana, che spronava la confraternita ad iniziare la giornata con una maggiore carica di ottimismo e autostima.

Fra Valente, soprannominato Fra Valentino,  aveva preso i voti 8 anni prima, dopo un brutto incidente che da bambino lo aveva reso cieco. La sua famiglia lo aveva abbandonato poiché ritenuto  inutile per il lavoro nei campi. Fu Erminio, un pastore del luogo, a condurlo nel convento dopo averlo trovato rannicchiato e infreddolito dentro la sua stalla. All’epoca, questo episodio drammatico  aveva fatto precipitare il ragazzo in una spira discendente di sfiducia nei confronti di una vita ingiusta e crudele. Fu grazie al percorso di fede unito ad un allenamento fisico costante, che Fra Valente oggi aveva ritrovato un se stesso nuovo e desideroso di aiutare gli altri. La forza del giovane frate, risiedeva nella sua capacità di essere riuscito a trasformare la sua sventura in un dono. In breve tempo, egli era diventato fonte d’ispirazione per molti, sia nel del convento, che tra i pellegrini che lo visitavano; incontri che avvenivano rigorosamente a volto coperto da un cappuccio di iuta e in presenza della sua guida, il vecchio pastore Erminio.

L’ambiguità della circostanza era che il frate stesso non sapesse nulla della sua bellezza straordinaria.

Fra Luigi, faceva di tutto per tenere lontano Fra Valente dalla realtà. Era forse per tutelarlo dal rischio che una notizia simile potesse sconvolgere la sua stabilità?  Così, ricordava quotidianamente ai frati del convento e allo stesso Erminio, di tenere all’oscuro il giovane frate del suo aspetto. Nessuno doveva farne menzione.

 

« E’ buona regola fratelli, non intromettersi mai nei disegni del Signore.» incalzava l’anziano uomo di chiesa ogni volta che, passeggiando per il convento incrociava uno dei  confratelli.

« Se Fra Valente non deve bearsi della sua grazia, significa che essa è cosa secondaria e  sapere di possederla, sarebbe per lui fonte di turbamento. La Pace sia con te, fratello» e si defilava in tutta fretta, senza offrire mai a nessuno alcuna possibilità di replica.

 

Alle volte si dice che una variabile non calcolata sulla curva delle probabilità, possa modificare radicalmente il corso delle cose e il destino degli uomini.

 

Continua…

 

A cura di Manuela Frigatti

( Storia di fantasia )

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